ASSOCIAZIONE PARKINSONIANI V.C.O ONLUS DOMODOSSOLA
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Articolo e fonte lastampa.it

Nasce a Caprezzo - sulle colline di Verbania - la prima scuola nazionale per insegnare il nordic walking (la camminata con i bastoncini) ai malati di Parkinson. Ad avviarla Renato Bavagnoli, uno dei precursori di questa disciplina, già fondatore della Scuola Nordic Trail Italia, con sede sempre nella piccola località di montagna sulle alture di Verbania.
La scuola nasce sotto l’egida dell’Accademia Limpe-Dismov, l’istituzione scientifica nazionale che raccoglie gli operatori interessati alla malattia, e del Comitato italiano delle associazioni che si occupano del Parkinson. «Sono contento - dice Bavagnoli - che la sede della scuola sia finita in un piccolo comune come Caprezzo. E’ la conferma che, anche lontano dalle grandi città, si possono fare cose importanti. C’erano in lizza anche Roma, Perugia e Verona, ma siamo riusciti a portarla qui. Ciò vuol dire che si soffre di questa malattia, ma anche che gli operatori desiderosi di formarsi arriveranno da tutta Italia». La nuova istituzione non avrà bisogno di grandi spazi ricettivi: «I corsi saranno indirizzati a gruppi di sette, otto persone. E poi quando sarà necessario saremo noi istruttori a spostarci».Bavagnoli, tra i primi a praticare il nordic walking in Italia, si è avvicinato all’Accademia Limpe-Dismov quando è venuto a conoscenza che gli studi che stavano conducendo indicavano nel movimento una delle pratiche fondamentali per rallentare la malattia. Gli hanno dato l’incarico di proporre un progetto e così è nata la scuola di nordic walking, una disciplina che permette di tonificare molti muscoli. Spiega Bavagnoli: «Dal Parkinson non si può guarire. Tuttavia il movimento, associato ad altre terapie, aiuta a rallentare l’evolversi della malattia e avere una qualità di vita migliore». Sottolinea l’istruttore: «La scuola nasce dall’esigenza di creare una fitta rete di associazioni e istruttori in modo da poter divulgare il più possibile la pratica della disciplina. In primo luogo la proposta è rivolta ai pazienti stessi e ai loro familiari». Aggiunge Bavagnoli: «La scuola deve anche diventare il veicolo per far conoscere la malattia e divulgare l’importanza della diagnosi. Non bisogna aspettare i sintomi più evidenti come il tremore per intervenire, ci sono tante altre avvisaglie. Bisogna ricordarsi anche che questa non è una malattia dei vecchi, ma coinvolge anche fasce d’età più giovani». Lezioni da gennaio La pratica sportiva è anche un’occasione per socializzare e vivere all’aria aperta: «Sì, perché uno dei problemi di chi soffre di Parkinson è la depressione. Il paziente tende a chiudersi in se stesso e stare lontano dalle persone per evitare di rivelare la malattia». Già a gennaio Bavagnoli si metterà all’opera per far partire il primo corso.

Articolo e fonte www.lastampa.it

        




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